"Donne nel Mito: Eva Peron", il 26 luglio su Diva Universal

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A 60 anni dalla scomparsa, il Canale ricorda la 'mamma' del popolo argentino, personaggio controverso ma ancora molto amato

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DONNE NEL MITO: EVA PERON

“Sono una di voi, so cos’è la fame. E tutte le mie ricchezze un giorno saranno vostre”. Così Evita parla alle folle che si radunano per ascoltarla che la amano e vedono in lei la realizzazione del sogno di una possibile ascesa sociale.

A 60 anni dalla scomparsa, giovedì 26 luglio, alle ore 21.00, Diva Universal (Sky - Canale 128)  le dedica lo speciale Donne nel mito. L’Eva donna e diva, l’Eva politica e “Santa dei diseredati”, l’Eva carismatica e voce dei descamisados argentini, in altre parole una grande icona contemporanea. Immagini e video esclusivi delineano la storia di un personaggio che divenne un mito, votando la sua vita alla causa popolare e divenendo il simbolo del riscatto sociale.

Donne nel mito è la serie di brevi pillole prodotte da NBC Universal Global Networks Italia per svelare l’altra parte della storia, quella scritta dalle donne, rivelata dalle sue protagoniste: da Lady Diana a Maria Callas, da Jacqueline Kennedy a Margaret Thatcher. Vite straordinarie ed intense di figure femminili che hanno saputo toccare i cuori e suscitare l’ammirazione del mondo. Un compendio dedicato alle donne di sempre e raccontato con l’eleganza che contraddistingue il Canale.

DONNE NEL MITO - EVA PERON

Nata a Los Toldos nel 1919, Eva Maria Duarte (detta Evita) è l’ultima di cinque figli illegittimi nati da un proprietario terriero e la sua cuoca. Nonostante le modeste origini, la giovane Eva, ancora quindicenne, abbandona il piccolo villaggio di Los Toldos decisa a diventare famosa. Si fa strada nella capitale Buenos Aires come attrice radiofonica e cinematografica.

Nel 1944, durante una festa di solidarietà organizzata per le vittime di un terremoto, Eva incontra l’uomo che segnerà per sempre la sua vita: il colonnello Juan Domingo Peròn, già acclamato Ministro del lavoro e Segretario alla guerra sotto il Generale Edelmiro Farrell. Nel 1945 Peròn viene costretto alle dimissioni dai suoi oppositori all’interno delle stesse forze armate per essere arrestato di lì a poco. All’ombra del marito, Evita trova il suo posto nei cuori della gente e nell’orizzonte dei populismi del Novecento: dai microfoni radiofonici Eva difende con passione l’opera del suo compagno e parla ai descamisados, quella frangia della popolazione così povera da non avere neanche la camicia. 
Liberato a furor di popolo e tornato al governo, il colonnello sposa la sua fedele compagna di lotta: per la prima volta un uomo del rango di Peròn si lega con una donna di così misere origini.

Pubblico e privato si mescolano a favore della neocoppia. Il segno del consenso popolare non tarda ad arrivare e nel febbraio del 1946 le elezioni sono un vero e proprio successo per il colonnello, eletto Presidente dell’Argentina.
La politica di Juan Domingo Peròn - un misto tra nazionalismo e populismo - si traduce nei principi della giustizia sociale, dell’indipendenza economica del paese dai monopoli esteri e della neutralità nei confronti degli scenari internazionali (sono gli anni della Guerra Fredda). Il nuovo corso inaugurato da Peròn prenderà il nome di Peronismo, un movimento dal carattere composito cui spetta di rappresentare la totalità degli interessi nazionali. Nonostante il matrimonio poco sereno, la collaborazione della first lady argentina al potere presidenziale è evidente: il suo impegno e la sua influenza nel programma di governo, la sua attenzione ai problemi sociali manifestata con la Fondazione che porta il suo nome e che è attiva nella costruzione di scuole e ospedali, sono i segni tangibili del suo operato.

Nel 1948, inoltre, nasce “Evita city” con lo scopo di mettere a disposizione delle famiglie più povere 4000 abitazioni. Agli occhi della gente Evita, da ragazzina emarginata che aveva lasciato il suo piccolo paese per tentare la scalata sociale verso il successo, diventa la “Madona de America”. Nell’Argentina reazionaria di quegli anni, favorevole ad una visione maschilista della politica, la signora Peròn organizza il ramo femminile del Partito Giustizialista che la conduce ad ottenere il suffragio universale nel 1951: Evita entra così nella storia del paese sudamericano come fondatrice dell’Argentina moderna e “Dama de la speranza”.

È il 1950 quando Eva si trova a dover affrontare la battaglia più dura della sua vita: durante l’inaugurazione di un nuovo sindacato sviene. La diagnosi rivela la presenza di un tumore all’utero che lei rifiuta di farsi operare. Instancabile come sempre, Evita continua ad operare a fianco del marito, assicurandogli la rielezione nel ‘51.
Il 26 luglio 1952 alle 21:42 tutte le radio argentine danno la notizia della sua morte. Il feretro di Evita viene esposto al Ministero del lavoro ed in 15 giorni ben due milioni di persone lo visitano. Durante il suo funerale, nella calca, diciassette saranno i morti e centinaia i feriti. Evita viene inoltre proclamata capo spirituale della nazione: in Argentina la sua immagine diviene di culto tanto che le vengono dedicate città, una provincia e la sua autobiografia, La razón de mi vida, diviene testo obbligatorio nel sistema educativo argentino.

Eva è stata protagonista di un convulso processo di modernizzazione sociale e l’immagine che ha lasciato al mondo è quella di una personalità eccezionale e di un affascinante fenomeno sociale, carico d’afflato carismatico e di fiero sentimento d’appartenenza al popolo argentino. Per le strade di Buenos Aires ancora oggi sembrano riecheggiare le parole che il mito le attribuisce: “Tornerò e sarò milioni”.

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