Ridicola Russia di Putin: “La Guerra di Charlie Wilson” non ammessa nei cinema.
Pubblicato da Ferruccio Gattuso alle 09:41 in Crisi di nervi, Domani in DVD
Più goffa della vecchia Urss. Più arrogante. E senza nemmeno quel comodo paravento di menzogna che era l’ideologia. La Russia di Putin non manca occasione di dimostrare il suo essere caricatura della vecchia Unione Sovietica. Ora, anche nei rapporti col cinema: prima la notizia di un film che glorificherà Putin in piena competizione elettorale per la presidenza, poi quella che vede i distributori russi non entusiasti (quasi sicuramente scatterà il biocottaggio nelle sale) del film La Guerra di Charlie Wilson di Mike Nichols perché “vorrebbe sostenere che i mostri sovietici avevano introdotto le loro truppe in Afghanistan per puro sadismo, per massacrare la popolazione, mentre gli americani cercavano disperatamente fondi per costruire scuole e ospedali”. Balle.
Chi ha visto il film sa come esso non risparmi sarcasmo su entrambi i fronti, quello americano e quello sovietico. Ma si può ancora dire che, in qualche caso, gli americani hanno combattuto battaglie sacrosante, o l’antiamericanismo isterico di questa lunga stagione post 11 settembre ce lo rende impossibile?
Il bel film di Mike Nichols ci riporta ai primi anni Ottanta, all’invasione sovietica dell’Afghanistan (1979) e alle successive strategie americane di contenimento dell’espansionismo sovietico nella regione. Sotto la spinta del deputato Charlie Wilson gli USA passarono dai 5 milioni di dollari ai 500 milioni di dollari di finanziamento ai mujaheddin (questa almeno la tesi del film: ma la storia ha anche detto come la “dottrina Reagan” fu fondamentale nel sostegno a tutti i fronti militari antisovietici e anticomunisti nel mondo, quindi la Casa Bianca certo non fu aliena - e come avrebbe potuto esserlo? - alle strategie di sostegno ai ribelli in Afghanistan).
Ora, i russi se la prendono perché nel film di Nichols si racconta di come i loro soldati si siano lasciati andare a carneficine e repressioni inaudite in terra afghana. Forse pensano che siamo scemi. Per molto meno (il controllo dell’opinione pubblica e della stampa sono sempre stati spietati, mentre il regime russo certo non ammetteva reporter al fronte) gli americani si sono processati senza pietà sul tema Vietnam, in centinaia di film. E hanno fatto bene. I nipotini di Putin, invece, reagiscono stizziti, pensando che non abbiamo la minima idea di ciò che fecero in Afghanistan e, giusto un “quarto d’ora” storico fa, in Cecenia. Forse pensano che il mondo si sia dimenticato cosa comportò, durante la Seconda guerra mondiale, la calata della “gloriosa” Armata Rossa dagli Urali a Berlino, gli eccidi e i milioni (milioni) di donne violentate. Senza nulla togliere al fatto che quell'avanzata andava a mettere in ginocchio Hitler e la Germania nazista.
Ciò che conquista (e diverte, grazie a un intelligente uso dell’ironia) in La guerra di Charlie Wilson è il fatto che alcune apprezzabili operazioni politiche e militari nascono da un surreale mix di cinismo, idealismo, interessi, coinvolgimento emotivo, insomma un cocktail di diavolo e acqua santa che è il vero senso della storia.
In Afghanistan gli Usa misero in ginocchio l’Urss, riportarono – attraverso i combattenti afghani, buona parte dei quali futuri nemici della jiahd nel post 11 settembre – una vittoria fondamentale contro l’espansionismo sovietico. A questa vittoria, purtroppo, non seguì una strategia lungimirante: gli Usa, a russi battuti, si disinteressarono del futuro dell’Afghanistan, rinunciando a sovvenzionare scuole e ospedali dopo aver inondato il paese di milioni di dollari in armi.
Proprio questo racconta La guerra di Charlie Wilson, un film che forse – nella prima parte – risulterà un po’ ostico a un pubblico non amante della storia e della geopolitica, ma che, minuto dopo minuto, riesce ad accalappiare l’attenzione attraverso una rappresentazione fatta di luci e ombre, legate insieme da un’ironia che finisce per essere una “cura”. La cura umana, cioè, di fronte all’inevitbaile constatazione che l’esistenza non è fatta di bianco e di nero, ma di sottili passaggi dall’uno all’altro. Cosa che la monolotica stolidità di questa Russia putiniana, prostrata di fronte al nuovo padrone, non sembra accettare. Ma non erano gli americani quelli “rozzi” ed elementari?







1. eb, Lunedì 11 Febbraio 2008 ore 20:03
..schifo, ciao.