Estasi e depressioni dall'universo DVD
La leggenda di Beowulf
Warner
Appeal in DVD: ♦♦♦♦♦ (5/5)
Da Bad Taste leggiamo una recensione spietata su La leggenda di Beowulf. Per quanto ci riguarda, invece, il film di Robert Zemeckis è un gran film. E si tenga conto che chi vi scrive queste righe non impazzisce certo per le storie infoltite di draghi, guerrieri palestrati e regni dai nomi impronunciabili.
A quanto sembra di capire, la “confezione” non è piaciuta: la tecnica della performance capture viene giudicata non spettacolare e non realistica. E su questo si potrebbe anche essere d’accordo: i personaggi (che riproducono i tratti somatici di attori angloamericani celebri, da Angelina Jolie a Robin Wright Penn, da John Malkovich a Anthony Hopkins) accusano un’indiscutibile innaturalezza nell'espressione, soprattutto negli occhi (dai quali, in tutta evidenza, è impossibile trarre dati sensoriali per la performance capture).
In tutto il resto, però, il computer interviene magnificamente, fidatevi: Bad Taste allude a “movimenti di macchina impossibili e piuttosto pacchiani”? Se il riferimento è a quella “fuga visiva” dalla corte di Re Hrothgar (Hopkins) verso il soprastante bosco, fin nel rifugio del mostruoso Grendel, con il progressivo svanire del vociare umano a vantaggio dei minimi rumori della foresta, bè, a casa nostra quella si chiama... un piccolo capolavoro.
Leggiamo poi di un’ambientazione poverissima e di “poche” creature fantastiche: ora, con tutta la libertà che il team Zemeckis poteva prendersi nel trattare la storia, il testo base resta quello del “Beowulf”, un singolo poema di tremila righe e poco più, base della letteratura anglosassone, studiato in licei e università come l’Iliade o l'Odissea del mondo nordico.
Insomma, c’è chi si aspettava un bis de Il Signore degli Anelli, chi si era preparato le pupille per una "party estetico" che non c'è stato...
Perché, questa almeno è la nostra opinione, Beowulf è innazitutto una storia, una magnifica storia. E una storia epica. E nell’epica i personaggi si rendono stereotipi, devono essere stereotipi; da essi è semplicemente assurdo pretendere particolari sfaccettature. Perché ciò che "questo" Beowulf è – e che riesce a spiegare con potente e struggente efficacia – è una metafora sulla corruzione che produce il potere. Sul peccato originale di un uomo che, pur con tutta la sua forza fisica, il suo coraggio e le sue armi, resta disarmato di fronte alle lusinghe del potere: e ad esso sacrifica la verità, il proprio onore, persino la propria fertilità.
Alla proiezione stampa milanese, La leggenda di Beowulf ha raccolto persino qualche applauso: segno che anche sotto la dura e allenata scorza degli esponenti di categoria, la forza del messaggio del film aveva fatto breccia. Ben al di là degli inciampi tecnici di questa benedetta performance capture che sembra ossessionare Zemeckis. E non solo lui, a quanto pare.
Personalmente, abbiamo trovato più anima nei 115 minuti di Beowulf che in tutta la trilogia dell’Anello. Insomma, il consiglio di Attenti al Cine è di andare a vederlo. Dopodiché, lo spazio qui sotto è fatto su misura per dire la vostra. Vi aspettiamo.
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alle 15:52
Giuseppe
"Personalmente, abbiamo trovato più anima nei 115 minuti di Beowulf che in tutta la trilogia dell’Anello"...
E' giusto che ognuno abbia le proprie opinioni e bisogna rispettarle, ma ci sono dei limiti!
Al di là della tecnica di ripresa, che a mio parere dovrebbe essere limitata ai personaggi di fantasia, la storia è raccontata male, non c'è il minimo coinvolgimento, le immagini scorrono quasi senza continuità narrativa, sembra il riassunto di una storia più lunga e questo fa pensare che con mezz'ora di pellicola in più il risultato sarebbe stato nettamente diverso. Insomma, meno "tecnica" e più storia!
Il Signore degli Anelli è un vero e proprio romanzo di formazione, i suoi personaggi "vivono" in tutti i sensi, è possibile rispecchiarsi in loro, nelle loro qualità e nei loro difetti, il coinvolgimento è totale, è praticamente impossibile rimanere indifferenti davanti al capolavoro di Jackson & co.
L'unico personaggio in Beowulf che riesce a suscitare interesse è il troll, si intuisce che non è guidato da sentimenti di ira o violenza, ma solo dalla volontà di lenire la propria sofferenza in un modo o nell'altro. Gli altri personaggi sono privi di spessore, non sono in alcun modo caratterizzati e sembra che spuntino dal nulla senza una vera ragione...
Beowulf può anche piacere, ma il paragone con La Trilogia è improponibile, sono due livelli totalmente diversi...